La Soprintendenza al Sant’Anna, rimasto chiuso
Il cambio di strategia del Comune di Lucera sulla gestione del dossier “Palazzo Sant’Anna” ha subito provocato una reazione positiva da parte della Soprintendenza, da solo qualche settimana chiamata direttamente in causa nella valutazione della situazione riguardante il rudere di Piazza Duomo.
Stamattina sono arrivati in città due funzionari ministeriali che avrebbero voluto effettuare un sopralluogo assieme ai rappresentanti dell’ente, nello specifico gli assessori Antonio Buonavitacola e Sefora Tetta, peraltro colei che aveva proprio dato un indirizzo diverso alla condotta dell’ente, così come spiegato in una recente conferenza stampa in cui è stato affermato che la competenza dell’immobile sarebbe dovuta rimanere sempre pubblica, ritenendo che siano nulle tutte le compravendite succedutesi dal 2002 a oggi.
A ogni modo, gli architetti Italo Muntoni e Viviana Baldassarre non hanno potuto entrare fisicamente nell’edificio, perché la proprietà pure arrivata sul posto non ha consentito di entrare dal retro in Via d’Angicourt. Pierluigi Ciccarelli ha riferito, alla presenza della polizia locale, di non avere con sé in quel momento le chiavi dei lucchetti e quindi gli emissari si sono dovuti accontentare di una ricognizione esterna. Per loro è stata comunque la prima tappa di un percorso che poi ha toccato la fortezza svevo-angioina e il Concertino della Villa comunale, altri due presidi bisognosi di attenzione e approfondimenti di varia natura, prima dei successivi interventi da fare o già in corso.
“Quando mi è stato chiesto di autorizzarli a entrare – ha raccontato Ciccarelli a Luceraweb – ho fatto notare che è stato il Comune a dichiararlo inagibile, per cui sarebbe stato a loro rischio e pericolo, anche perché non avevano i dispositivi di abbigliamento e calzature adatti per entrare in un luogo del genere. Quando nel passato ho chiesto di metterlo in sicurezza mi è stato impedito e ora hanno annunciato di volerlo fare loro, per cui non ho capito quale sia la reale posizione, anche perché nel frattempo io pago i tributi come se fosse un edificio utilizzabile. Mi hanno detto che si faranno avere l’autorizzazione da un magistrato, a quel punto sarà l’autorità giudiziaria a prendersi la responsabilità dell’ingresso, non certamente io. Io chiedo solo che vengano rispettate le regole e la legge, a quel punto io non mi posso più opporre, ma ognuno si assume le proprie responsabilità”.
Nel frattempo, la Giunta Pitta la scorsa settimana ha approvato il progetto per gli interventi promessi “in danno” alla stessa Gng, finalizzati alla messa in sicurezza dell’area esterna e al rifacimento della recinzione divelta in più punti, determinando secondo l’esecutivo una situazione di pericolo per la pubblica e privata incolumità, sia di carattere strutturale che in termini igienico-sanitari, anche perché l’area risulta in parte essere facilmente accessibile dall'esterno.
Da Palazzo Mozzagrugno hanno manifestato grande risentimento per il mancato adempimento di praticamente tutte le ordinanze emesse sia dal sindaco Giuseppe Pitta che dal dirigente tecnico Antonio Lucera (entrambi stranamente non presenti stamattina), per cui è stato dato il via a un procedimento di carattere edilizio (con promessa di recupero delle spese sostenute e presentazione già avvenuta di una denuncia penale), sulla base degli elaborati redatti dall’ingegner Giandomenico Palmieri, dipendente comunale nominato anche Responsabile Unico del Procedimento, per una somma di 32 mila euro, attinti da quel fondo di 500 mila presente da anno appositamente nel bilancio a Corso Garibaldi.
Riccardo Zingaro
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