15/03/2026 20:55:34

Impianti energetici non sui terreni agricoli

La Giunta regionale ha approvato lo schema del Disegno di Legge per la individuazione delle superfici e delle aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili. Tutte le Regioni devono procedere a questo adempimento imposto dallo Stato, in attuazione dell’articolo 11-bis del dlgs. 19082024. 
La norma nazionale ha definito una serie di aree idonee (come industriali o portuali, ma anche cave, discariche, aree nei pressi della rete autostradale e molte altre) e non possono essere ridotte dalle Regioni, alle quali è stato imposto l’obbligo di individuarne di aggiuntive. La legislazione non interviene sulla programmazione, ma si limita a prevedere percorsi semplificati per ottenere le autorizzazioni nel caso di installazioni ricadenti nelle stesse.
La Giunta ha comunque limitato nuove indicazioni, nella consapevolezza che la Puglia presenta già un volume di iniziative nel settore considerevole. Basti pensare che tra il 2021 ed il 2025 è stata autorizzata l'installazione di ben 4.471 megawatt di nuovi impianti, a fronte dei quali solo 1.700 risultano realizzati. Per questo da Bari hanno fatto sapere di avere aggiunto solo quelle strettamente indispensabili.
Sono considerate idonee le aree adiacenti ai centri di elaborazione dati (entro 350 metri) purché la produzione di energia rinnovabile sia asservita unicamente ai medesimi, i siti nella disponibilità di università e parchi tecnologici, le aree retroportuali ma solo per l’autoconsumo, e poche altre.
Sempre in una logica conservativa, c’è l’intenzione di tutelare il paesaggio e l’agricoltura, sancendo come interesse pubblico prevalente la conservazione degli ulivi, delle produzioni agroalimentari di qualità e delle tradizioni locali.

L’articolo 5 infatti detta disposizioni specifiche per le aree agricole, prevedendo che, nel rilascio del provvedimento autorizzatorio, è considerato di interesse pubblico prevalente preservare, in quell’area, la presenza degli ulivi, delle produzioni agroalimentari di qualità (dop, igp, stg, doc, docg, deco), delle produzione agroalimentari tradizionali, limitatamente alle superfici agricole effettivamente destinate alla coltura che la denominazione e l'indicazione intendono salvaguardare, e i terreni interessati da produzioni con metodo biologico. 
Inoltre, nel caso di interventi ricadenti in aree classificate come industriali da Prg o Pug, non adeguato al Pptr o in zona Asi non infrastrutturata e non dotata di Piano esecutivo vigente, comunque utilizzate ai fini agricoli, prevale la matrice paesaggistica del contesto territoriale individuata dal Piano paesaggistivo regionale. 

Nell’articolo viene introdotta la “Consultazione pubblica per i progetti di impianti da fonti rinnovabili” nell’ottica di garantire trasparenza e partecipazione pubblica nei procedimenti autorizzativi regionali, prevedendo incontri informativi tra proponenti, comuni e cittadini. L’obiettivo fondamentale è rafforzare il coinvolgimento della popolazione e l’integrazione delle istanze territoriali nelle decisioni pubbliche su progetti con effetti ambientali e territoriali. 
Parallelamente, l'articolo 9 (nella logica di contrastare i cosiddetti “sviluppatori” c’è una decisa accelerazione della fase realizzativa, obbligando i proponenti a presentare entro 60 giorni dal rilascio del titolo un cronoprogramma e due fideiussioni specifiche, la cui mancanza determina la decadenza automatica dell'autorizzazione. A completamento di questo intervento, i tempi massimi per ultimare i lavori vengono ridotti da 30 a 18 mesi, con la possibilità di ottenere proroghe limitata esclusivamente a comprovate e documentate cause di forza maggiore, assicurando così che i progetti autorizzati vengano effettivamente messi a terra in tempi rapidi. Nello specifico questo punto mira a sanare le problematiche riscontrate negli anni scorsi nella fase di cantierizzazione, realizzazione e messa in esercizio degli impianti, introducendo strumenti per accelerare la cantierizzazione degli impianti autorizzati e garantire il raggiungimento degli obiettivi energetici regionali. 

“Con questo provvedimento, in particolare con l’introduzione dell’articolo 5 – ha dichiarato l’assessora regionale all’Urbanistica Marina Leuzzi - abbiamo scelto la tutela del paesaggio e ribadito l’interesse pubblico a salvaguardare il paesaggio agricolo, le produzioni agroalimentari di qualità e quegli elementi identitari del territorio, come la presenza degli ulivi, che ci rende unici. Abbiamo deciso di intervenire a difesa di quelle aree, nei fatti ad uso agricolo o di rilevanza paesaggistica, inserite all'interno di aree zonizzate industriali ma mai attuate, né attuabili se fossero adeguate al Pptr. Aree che, ad oggi, se non ci fosse, sarebbero automaticamente definite aree idonee. Senza questo provvedimento, molte di queste aree rischierebbero di non essere salvaguardate, con il rischio di compromettere il territorio faticosamente tutelato dal nostro piano paesaggistico, principio guida che ci deve accompagnare anche nella sfida importante e non più rinviabile della transizione energetica”.

"La norma afferma con chiarezza una visione regionale che difende il suolo agricolo, sostiene le produzioni di qualità e rafforza uno dei settori più strategici per l’economia della Puglia – ha aggiunto il collega all’Agricoltura Francesco Paolicelli – e rappresenta, difatti, un passo importante per rafforzare la strategia della Regione a tutela del nostro sistema agricolo e agroalimentare. All’interno del provvedimento abbiamo introdotto una disposizione innovativa e particolarmente significativa che ci consente di contrastare in modo concreto la progressiva sottrazione di terreni agricoli destinati alla realizzazione di impianti da fonti di energia rinnovabile. La norma stabilisce delle tutele nelle aree agricole per olivi e colture di qualità in caso di estirpazione per l’installazione di pannelli fotovoltaici, anche quando si tratta di aree considerate idonee. È una scelta chiara che mette al centro la salvaguardia del nostro patrimonio olivicolo, un patrimonio identitario ed economico che in questi anni è stato già duramente colpito dalla Xylella. Allo stesso tempo introduciamo un ulteriore elemento di tutela nelle aree agricole che permette di proteggere le produzioni certificate a marchio, salvaguardando le nostre eccellenze agroalimentari e il valore delle filiere di qualità".

“La Puglia è tra le regioni con i maggiori obiettivi di sviluppo delle rinnovabili – ha concluso il delegato allo Sviluppo economico Eugenio Di Sciascio – e secondo il Pniec, entro il 2030 la Regione dovrà installare 7.387 megawatt aggiuntivi di potenza da energie rinnovabili, uno dei target più elevati a livello nazionale. Negli ultimi anni la Regione ha già dimostrato una forte capacità autorizzativa che non sempre ha visto seguire cantieri e impianti. Per questo introduciamo norme che contrastino gli sviluppatori. Si tratta di soggetti che acquisiscono e autorizzazioni per poi venderle alle imprese produttrici di energia. Ciò allarga la bolla tra autorizzato ed installato e mette il territorio nella impossibilità di programmare efficacemente”. 

"Questo schema di disegno di legge racchiude la volontà e l'esigenza di promuovere l'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili attraverso procedure semplificate e ottimizzazione dei siti idonei - è il commento l'assessore all'Ambiente e al Clima, Debora Ciliento - tutelando però il patrimonio naturale, agricolo e la biodiversità. L’obiettivo resta quello di decarbonizzare la Puglia e contrastare il cambiamento climatico, passando per l’autosufficienza energetica del territorio che ci permetterebbe anche di sostenere imprese e famiglie con energia pulita e a un minor costo".

Red. 

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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