La procura non fa sconti a Checchia
Sta continuando davanti al gup Mario De Simone il processo con il rito abbreviato a carico di Francesco Checchia, il 30enne di Lucera accusato dell'omicidio di Gianluigi Esposito. E nel giorno del primo anniversario del funerale del netturbino 59enne, il pubblico ministero Vincenzo Bafundi ha chiesto 14 anni di reclusione.
La procura ha quindi invocato il massimo della pena per un procedimento del genere, non riconoscendo alcuna attenuante nei confronti dell’imputato che resta l’unico accusato di omicidio volontario, nonostante sia stato acclarato che sulla scena del crimine le persone fossero state almeno due, oltre alla vittima, sebbene non sia mai stata individuata dagli investigatori, né tanto meno indicata da Checchia stesso che non ha spiegato con precisione le motivazioni del gesto a lui attribuito.
L’uomo era deceduto in ospedale il 28 marzo dell’anno scorso, dopo oltre otto mesi di cure, riabilitazione e tentato recupero da un brutale pestaggio subito la mattina del 15 luglio 2024 in Viale Canova, mentre stava lavorando.
Nel prossimo appuntamento di inizio luglio sono attese le requisitorie, sia dell’avvocato di parte civile, in rappresentanza della madre e della sorella della vittima, sia del difensore dell’imputato che è detenuto in carcere da 14 mesi, Giacomo Grasso, il quale si è riservato di presentare una memoria preliminare al suo intervento in aula.
Red.
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