02/09/2026 10:30:10

Storie e timori sui ponti di Lucera

Possono essere percorsi da sopra o attraversati da sotto, ma molto difficilmente ci si ferma a guardare le condizioni di un ponte, anche perché potrebbe essere pericoloso fermarsi. Il centro urbano di Lucera ne conta tre, per i quali non risultano a memoria d’uomo interventi di manutenzione o perlomeno attività specifiche per altrettanti passaggi fondamentali per la circolazione veicolare: Viale 8 Marzo, in prosecuzione di Via delle Porte Antiche; inizio di Via Biccari in fondo a Via Pasubio; SS.17 in corrispondenza del tratto che immette sulla SP.109 verso Troia. 

Stanno tutti bene, quindi? Non proprio, perché basta procedere a bassa velocità o chiedere alle ruote della propria auto per trovare risposte decisamente diverse, pur senza arrivare a una valutazione tecnica specializzata che tuttavia pure esiste in uno dei tre casi.
Questa è la tipica situazione per la quale bisogna augurarsi sempre di essere smentiti dalla realtà dei fatti, e che la segnalazione rappresenti solo un eccesso di zelo. Ma la storia nazionale dice che va sempre tutto bene fino a quando non succede niente. La storia locale dice invece che qualche problema arriva da un passato nemmeno recente, e finora rimedi non se ne sono visti.
Vediamo nel dettaglio come sono messi tutti e tre. 

Quello nei pressi del centro raccolta rifiuti è stato realizzato circa 30 anni fa, e con il passare del tempo lo “scalino” tra i due giunti metallici trasversali alla carreggiata continua ad aumentare inesorabilmente di spessore. Del resto, può aiutare un’ispezione visiva in cui si nota una sorta di ondulazione di quei pochi metri sospesi nel vuoto. Naturalmente si tratta di un fenomeno che potrebbe anche non significare nulla, anche perché non sarebbero mai state commissionate verifiche tecniche ufficiali sulla sua tenuta, o perlomeno non sono note le risultanze. L’unica cosa certa, comunque, è quella che forse un controllino andrebbe fatto per sicurezza e tranquillità di tutti.

Quello del quartiere Pezza del lago sta mostrando un deterioramento piuttosto evidente e decisamente veloce, visto che nessuno dei giunti è ormai rimasto integro. L’asfalto a ridosso di ciascuna “cerniera” è saltato diffusamente, determinando la creazione di vere e proprie buche, senza contare che diverse fasce metalliche di congiunzione si sono anche sollevate dalla carreggiata, formando addirittura dei “denti” potenzialmente dannosi per gli pneumatici.
Nelle vicinanze, inoltre, il tabellone che annuncia l’ingresso nel centro abitato continua a essere “pendente” da anni, costituendo un’altra situazione che qualche apprensione la mette, non fosse altro dal punto di vista visivo.

Ma la situazione più critica (e paradossalmente più chiara) è in Via Troia, specie se lo si guarda da sotto: non ci vuole un ingegnere per capire che il suo stato è di grande degrado, con la fuoriuscita e la curvatura dei tondini di ferro dal calcestruzzo ammalorato che ormai ha più di 50 anni di vita (e onorato sostegno).
In questo caso non è una novità, anzi si tratta di un luogo che nel 2018 era finito addirittura in tv, nella trasmissione “Mi manda Raitre”, dove un cittadino aveva segnalato le precarie condizioni effettivamente accertate anche da un ingegnere incaricato alcuni mesi prima dall’allora Amministrazione Tutolo di appurare eventuali deficit. 
Cosa c’è scritto nella relazione risalente a sette anni fa? Il professionista ha invitato l’ente ad adottare "misure cautelative", consistenti sostanzialmente nella riduzione della carreggiata con senso unico alternato e regolato da semaforo. 
Cosa è stato fatto in questa direzione? Nulla da allora, né provvedimenti restrittivi né interventi di manutenzione che all’epoca era stati quantificati in 380 mila euro e che oggi, realisticamente, potrebbero costare perlomeno il doppio. 

Dal punto di vista politico-amministrativo, c’è da aggiungere che il ponte è di proprietà comunale da venti anni esatti, perché faceva parte del famoso tratto di Statale declassato nel 2006 quando l’Amministrazione Labbate volle acquisirlo per favorire l’apertura di due distributori di carburante. E che evidentemente Anas ha ceduto volentieri, perché come minimo si è risparmiato i costi di gestione di quei circa 3 chilometri che sono disastrosi anche a livello di fondo stradale. 

Riccardo Zingaro

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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