Pitta (con)gelato per la Provincia
Il sindaco di Lucera Giuseppe Pitta almeno per il momento deve mettere in congelatore la sua ambizione di correre all’inizio del 2027 per la presidenza della Provincia di Foggia. La sua intenzione era ormai nota da mesi in tutto il panorama politico non solo cittadino, anticipata da Luceraweb anche prima dell’inizio della campagna elettorale di maggio scorso. Non a caso, aveva cominciato a farsi vedere molto più spesso in giro per feste e paesi, e soprattutto a Palazzo Dogana, dove era già stato da consigliere delegato all’Ambiente. In molti uffici la sua presenza è stata ritenuta funzionale a questo obiettivo dichiarato.
Si era fatto tutti i conti precisi come è solito fare in queste situazioni, aveva calcolato le tempistiche di mandato di tutti i suoi possibili competitor di centro-sinistra, e di altri aveva valutato anche il peso politico su un tavolo provinciale, forse arrivando alla conclusione che l’unico vero avversario interno avrebbe potuto essere Michele Bisceglia, anch’egli fresco di rielezione, esponente storico del Pd e molto più vicino al dominus del partito, Raffaele Piemontese. E chissà quanto casualmente, pure il collega di Mattinata a sua volta è diventato molto più visibile fuori dal suo Comune, addirittura partecipe di eventi di paese sui Monti dauni.
L’unica cosa che Pitta non aveva potuto prevedere è quanto spuntato qualche giorno fa da Roma, dove è stato presentato un emendamento al decreto Pubblica Amministrazione che prevede sostanzialmente di far allineare l’elezione del Consiglio con quello del presidente, cosa che a Foggia è sfalsata di un anno.
Il provvedimento deve essere ancora votato in aula alla Camera, ma ha già ricevuto l’assenso bipartisan nelle commissioni parlamentari, per cui l’approvazione è pressochè certa. Questa decisione rappresenta un passaggio intermedio verso una completa revisione dell’ordinamento delle Province, per le quali dovrebbe tornare l’elezione a suffragio universale e diretto del presidente e della relativa assemblea.
La conseguenza per la Capitanata, quindi, è che Giuseppe Nobiletti resterà in carica fino al 2028, allungando di almeno dodici mesi la guida di un ente per il quale era in forte dubbio la sua ricandidatura. La condizione necessaria resta comunque quella di dover vincere le elezioni comunali a Vieste previste l’anno prossimo, altrimenti la decadenza sarebbe automatica. Ma si tratta di un risultato locale che in realtà nessuno mette in discussione.
E come tutti sanno, una decisione di questa portata provoca un immediato effetto domino sui territori, perché il nuovo scenario potrebbe far cambiare gli approcci all’appuntamento più importante del 2027, cioè le elezioni Politiche che dovrebbero riportare le preferenze direttamente sulla scheda.
I partiti nazionali, anche prima dell’approvazione finale della nuova legge “Melonellum”, hanno già cominciato a fare valutazioni in questo senso, con un vero e proprio casting di nomi e figure “possessori” di voti reali, rinunciando senza molta pietà a personaggi che finora hanno seduto in Parlamento perché designati dall’alto, senza avere corposi consensi personali di cui finora non c’era bisogno.
E quindi, sindaci di città medio-grandi e consiglieri regionali sono i profili più richiesti.
Riccardo Zingaro
(Luceraweb – Riproduzione riservata)


