20/09/2022 09:01:29

Annita Montepeloso tra i migliori talenti italiani di Nova

La passione per le materie scientifiche fin dalle superiori, poi gli studi in biotecnologia a Milano e l’avvio di una carriera che si è fatta più solida dopo un’esperienza di 7 anni negli Stati Uniti fino al rientro in Italia pochi mesi fa come project manager di un’azienda che lavora nel campo delle biotecnologie. Già così c’erano gli elementi affinché Annita Montepeloso, 32 anni di Lucera, potesse emergere tra le eccellenze nazionali, ora un’ulteriore conferma è arrivata dalla serrata selezione di Nova che l’ha inserita tra i 111 migliori talenti italiani di 11 settori chiave dell’economia. 

“Nova 111” si presenta come la rete globale che individua alcune delle più brillanti e competenti risorse umane under 35 del Paese per metterle in contatto con le opportunità del mercato del lavoro più interessanti. Dopo Svezia e Spagna, quest’anno il progetto ha coinvolto l’Italia in collaborazione con SDA Bocconi, e, attraverso un processo selettivo il più possibile oggettivo e meritocratico, sono stati esaminati oltre mille candidati e per ognuna delle 11 categorie sono stati individuati 10 vincitori.
I 111 talenti saranno inseriti in un programma di accelerazione di un anno con un career coach e avranno la possibilità di accedere ad eventi, programmi di mentoring e opportunità di carriera attraverso il network globale di Nova.

La dottoressa Montepeloso è dunque tra i 10 migliori del settore “Healthcare & Life Sciences”, con tanto di "Jury's choice" a distinguerla. Una grande soddisfazione che vale il doppio se si considera che, grazie al suo curriculum, non ha avuto nemmeno bisogno di presentare la domanda di partecipazione, poiché è stata contatta direttamente da Nova.
“Ero in viaggio di nozze alle Hawaii quando, tramite Linkedin, mi è arriva la richiesta di adesione – racconta a Luceraweb – ma ho deciso ugualmente di partecipare e di affrontare tutti gli step previsti dalla selezione tra cui l’esame del curriculum e delle referenze, un’intervista online e un quiz di logica a tempo”. 

Responsabile di un progetto nel campo della biotecnologia medica con un solido background nella ricerca sulle cellule staminali ematopoietiche, Annita Montepeloso si è laureata con lode alla Bicocca di Milano per poi conseguire il master con il massimo dei voti al Vita-Salute San Raffaele, quindi, grazie ad una borsa di studio, è cominciata la sua attività di ricercatrice per Telethon con un progetto sulla terapia genica. Ed è lì che è nato il suo desiderio di studiare e trovare cure per le malattie genetiche rare.
Nel 2015, fresca di laurea, ha ricevuto la proposta di un’esperienza negli Stati Uniti, al Boston Children’s Hospital, Harvard Medical School. Il classico treno da non lasciarsi sfuggire nella realtà è stato un aereo. 
“Mi ero appena laureata e ancora non sapevo bene che cosa fare – ricorda Montepeloso – così ho deciso di cogliere questa opportunità e di partire per l’America dove sarei dovuta rimanere un anno per fare esperienza e imparare meglio la lingua, e invece mi sono trovata bene, ho vinto una borsa di studio per il dottorato e alla fine ci sono rimasta 7 anni”.
Appena terminato il dottorato sarebbe voluta tornare in Italia, ma la pandemia ha cambiato i suoi piani, e così - aderendo a quella caratteristica di adattabilità e flessibilità che le è stata riconosciuta negli States - ha aspettato che arrivasse il momento opportuno e nel frattempo si è sposata. 

Da pochi mesi lavora in una startup a Milano e, seppure il suo ruolo è cambiato essendo ora a capo di un team, il progetto è sempre lo stesso: “lo sviluppo di un protocollo preclinico e clinico per applicazioni avanzate di terapia genica basata su cellule staminali ematopoietiche per malattie neurodegenerative e neurometaboliche”. Che tradotto significa cercare di modificare geneticamente le cellule del sangue prelevate dal midollo osseo dei pazienti portando un gene terapeutico al loro interno attraverso dei virus, cioè sfruttando la capacità dei virus di infettare le cellule per veicolare un messaggio che è quello di produrre delle proteine terapeutiche. Protocolli che trovano applicazione soprattutto nella cura di malattie genetiche rare. “Ci sono tantissimi bambini che sono stati curati con queste tecniche – afferma – ed è questo il mio obiettivo primario. Più malattie riusciamo a curare con questo tipo di strategia e più sono contenta”. 

Annita Montepeloso è un esempio di mente brillante che ha incontrato sulla sua strada ottime opportunità di carriera ancora prima di cimentarsi col mercato del lavoro. È fuori dunque dalle logiche e dalla definizione di “cervello in fuga”, poiché ha avuto sempre la possibilità di scegliere dove consolidare la propria formazione e dove stabilirsi. Almeno fino a che non arrivi una proposta migliore. Perché per lei l’opzione Italia era la più soddisfacente per vari aspetti, ma non è detto che sia la definitiva.
“Ci tenevo a tornare nel mio Paese e ho accettato la proposta che mi è stata fatta a Milano, ma negli Stati Uniti ho assorbito tanto della cultura che mi circondava, in particolare l’aspetto della dinamicità nel settore lavorativo”, dice la biotecnologa.

Se solida formazione, versatilità, l’essere multitasking e la capacità di risolvere velocemente i problemi sono qualità riconosciute a lei come agli altri suoi colleghi italiani all’estero, è la determinazione la caratteristica principale di Annita Montepeloso, che da bambina – come raccontano i genitori – mentre giocava col suo microscopio annunciava di voler fare la scienziata. 
La passione per le materie scientifiche è cresciuta con lei, tanto che, nonostante le consigliassero di iscriversi al liceo classico, non ha avuto dubbi e ha scelto lo scientifico. “Il mio è stato un percorso costruito, volevo diventare ricercatrice e oggi sono contentissima di essere una project manager nel campo della biotecnologia medica”.

Enza Gagliardi

(Luceraweb – Riproduzione riservata)

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